mostre

Da ormai diversi anni il nostro gruppo organizza la consueta mostra dei soci con la possibilità di esporla nella splendida cornice del Forte Superiore di Nago. Questo evento richiama un gran numero di appassionati di fotografia e non solo, con forte soddisfazione del nostro circolo.

Qui sotto potrai visitare le mostre degli anni scorsi.

 

 

 

PER UN FILO D'OLIO

 

 

LA CURA (MOSTRA DEI SOCI ANNO 2011)

 

tutte le immagini

 

per autore

 

 

 

Questo progetto fotografico trae le proprie origini da un’idea, tanto semplice da indicare, quanto complessa da realizzare: interpretare, con alcune “storie” fotografiche, i contenuti della canzone: “La cura” di Franco Battiato.

Questa ricerca ha cercato quindi di interpretare, attraverso le immagini dei fotografi coinvolti nel progetto, molti dei significati, simbolici od espliciti, presenti nelle arie della bellissima canzone di Battiato.

Per giungere al risultato esposto nella rassegna,  un elemento strategico del percorso ideativo e creativo è da ricercarsi nel metodo, basato su una serie di eventi condivisi dai partecipanti e pensato con un profilo di tipo formativo/didattico.

In prima approssimazione, dopo aver studiato i testi della canzone, si sono definite le possibili aree di significato di essa, individuando, per ciascun potenziale spazio di indagine, quali fotografie avrebbero consentito di meglio interpretarlo.

In questo primo passaggio il contributo di idee pervenuto dai fotografi è stato determinante. Ciascuno di loro, meditando sul testo e sulle possibili suggestioni che la canzone evoca, ha avuto il tempo per “posizionarsi” all’interno di uno o più piani di ricerca e la possibilità di redigere una scheda (auto)critica su come si sarebbe orientato il proprio lavoro fotografico.

La rielaborazione di questo primo ed informale materiale ideativo è avvenuta grazie ad un approccio “al problema” di tipo “maieutico”: l’idea che le pratiche curatoriali debbano essere finalizzate esclusivamente a “far uscire”, in modo strutturato ed organico, le ipotesi, le intuizioni e le suggestioni inizialmente avute dagli autori. Per tale prospettiva metodologica, è stata determinante la creazione di incontri collegiali e la realizzazione di uno spazio di confronto online a cui tutti hanno potuto liberamente partecipare.

Dopo una preliminare revisione delle ipotesi, affrontata collegialmente con gli autori iscritti al progetto (22 fotografi in totale), la realizzazione di un workshop tematico di due giorni ha permesso di giungere al materiale che,  salvo qualche limitata modifica, è poi divenuto quello selezionato per il percorso espositivo di questa rassegna.

All’evidenza del singolo scatto, si è preferito sostituire, ove e quando possibile, una serie di immagini capaci di raccontare delle piccole storie interpretanti alcuni passaggi, straordinariamente densi di rimandi e significati simbolici (com’ è proprio dello stile di Franco Battiato) della “Cura”.

Il tema delle ossessioni, delle ipocondrie, la percorrenza delle “vie che portano all’essenza” sono alcuni fra gli argomenti, complessi, che sono stati ben affrontati, e risolti, dai fotografi del “Fotogramma” di Nago.

Alcuni racconti, più specificamente ispirati al significato che la parola “cura” assume nella sua valenza fattuale (“assistere qualcuno” o “prendersi cura di”…) hanno portato a veri e propri script narrativi. E’ il caso delle immagini, dolcissime, che raccontano dell’amore e del reciproco accudimento che intercorre fra due persone anziane (Sonia Calzà) o della storia, costruito con ritmo da sequenza filmica, tutta brechtiana, di un bambina che trova un orsacchiotto abbandonato e rotto e, con amore ed infinita “cura”, lo riporta a nuova vita (Laura Zinetti).

Oltre a queste interpretazioni, che trascendono dai singoli passaggi della canzone per rimanere ad un livello “meta-interpretativo” delle arie di Battiato, sono presenti vere e proprie ricerche, soprattutto sul tema delle ossessioni che dimostrano capacità creative e abilità di esecuzione assai singolare (si vedano i lavori di Ezio Bresciani sulla disintegrazione della TV/ossessione, realizzato in “coproduzione” con Mirko Ghezzi e quello, lieve e tenerissimo di Michela Lombardi per un amore ossessionante dal quale affrancarsi con un rigenerante bagno salvifico; quello “psicotico” di Vanessa Berlanda o quelli, di ispirazione più surreale e glamour di Sara Maccabelli e Federica Rossetto).

Più in generale, comunque, tutta la comunità dei fotografi che animano questo progetto, hanno saputo dare vita ad un’esperienza di ricerca visuale assolutamente originale e, per certi versi, decisamente inedita nel panorama fotoamatoriale locale.

La lettura nel percorso espositivo è resa possibile con il concorso di alcune citazioni, veri e propri abstract delle strofe della canzone di Battiato, che descrivono in quale ambito è possibile collocare, secondo le intenzioni dell’autore, il lavoro svolto con le immagini.

Si tratta di una progettualità che va apprezzata, sostenuta e diffusa: per far sì che la fotografia di territorio, muovendo dagli autori, e con gli autori, possa costituire un nuovo e fertile terreno di ricerca, capace di dimostrare che i complessi, costosi e talvolta inutili progetti “esogeni” basati su progettualità ricche di appeal, ma spesso vuoti di contenuto, non sono sufficienti a garantire un adeguato ritorno alla comunità di fotografi (amatori e non), ampia e preparata, che popola la realtà associativa del Trentino Alto Adige.

 

Luca Chistè | ottobre 2011 | ©

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